Valorizzazione residui
[b]Finalità delle attività[/b]
I risultati della ricerca e della sperimentazione condotta in questi ultimi anni, possono far considerare i reflui oleari (acqua di vegetazione e sanse) come biomasse da recuperare e non come ri¬fiuti da eliminare. Si offre in tal modo la possibilità alle aziende di utilizzare i sottoprodotti ottenuti dalla lavorazione delle olive e di consentire l’apporto di ammendanti organici in terreni in genere poveri di sostanza organica.
La destinazione agronomica dei reflui è attualmente possibile con la legge n. 574/96, recante norme in materia di utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e di scarichi dei frantoi oleari, nonchè dalle disposizioni fornite dal Ministero dell’Ambiente nella sua circolare del 29 giugno 1999, ove si riconoscono allo smaltimento dei reflui oleari una serie di deroghe alla disciplina in vigore in materia di rifiuti.
In Puglia lo spandimento controllato delle acque di vegetazione è regolato da apposita legge regionale.
[b]Acque di vegetazione[/b]
L’apporto al terreno di acqua di vegetazione fino a un massimo di 80 mc/ha all’anno, secondo i risultati delle prove effettuate non produce effetti di tossicità nel terreno e nelle col¬ture. Lo stesso spargimento dell’acqua di vegetazione direttamente sulle coltivazioni in atto (cereali autunno-vernini, colza, prati naturali e artificiali, mais, soia) nella dose massima di 40 mc./annui per Ettaro/Ha non presenta effetti negativi anche per quanto riguarda residui di tossicità.
Con l’utilizzo delle acque di vegetazione, sembra possibile eliminare la concimazione potassica riducendo del 50% quella azotata e fosforica.
Tale minore apporto di concimi è dovuto alla presenza, nell’acqua di vegetazione, di sostanza organica e minerale le cui proprietà fertilizzanti si attivano nel terreno mediante l’azio¬ne di microrganismi che trasformano tali sostanze in unità nutrienti per le colture.
La destinazione alternativa dei reflui della lavorazione delle olive come ammendanti organici da distribuire nel terreno, trova sufficiente attenzione e interesse da parte degli olivicoltori. Infatti, attraverso tale impiego è possibile il miglioramento della fertilità del terreno il conseguente incremento della produttività delle colture a costi accessibili.
L’attenzione è anche motivata dal “disinteresse” da parte dei sansifici per le sanse umide prodotte dagli impianti centrifughi a due fasi, a causa dell’alto costo per l’essiccamento.
Lo spargimento diretto sul terreno di queste sanse, presenta però notevoli difficoltà dovute all’eccessivo percolamento nella fase di trasporto delle acque di vegetazione contenute delle sanse stesse e all’emissione di esalazioni maleodo¬ranti al momento del loro spandimento. Per tali motivazioni è opportuno sperimentare un sistema di trattamento delle sanse umide, che porti da un lato alla separazione della parte solida e dall’altra all’ottenimento di un refluo più facilmente trasportabile.
[b]Azioni previste[/b]
Si prevede un programma di utilizzo delle sanse umide provenienti da impianti di trasformazione delle olive a 2 fasi.
In particolare sarà realizzato n. 1 minimpianto pilota per il recupero delle parti solide delle sanse (nocciolino), e per l’impiego delle paste residue (acque di vegetazione, polpa, buccette) per la fertirrigazione utilizzando la metodologia dell’interramento con carrobotte interratore.
Tale pratica colturale porterà ad un aumento della sostanza organica nel terreno ed all’utilizzo del nocciolino come combustibile.
Inoltre, la metodologia dell’interramento con carrobotte interratore sarà sperimentata anche anche le acque di vegetazione provenienti dagli impianti di trasformazione a tre fasi.
[b]Risultati attesi[/b]
La valorizzazione a fini agronomici dei residui della molitura delle olive nonché dei residui aziendali in genere è portatrice di benefici effetti sia dal punto di vista economico sia ambientale. Il riutilizzo dei residui della lavorazione delle olive in agricoltura risponde all’esigenza di chiudere il ciclo biologico della sostanza organica, mantenuto nei secoli dall’uomo e dallo stesso interrotto con l’avvento della chimica.
Si auspica la crescita dell’utilizzo agronomico di queste matrici per favorire il ritorno della sostanza organica nel terreno.
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